Eso fuori da un edificio con i miei compagni di scuola. Quando cifanno entrare ci separano in diversi gruppi e in ognuno bisognava svolgere un compito diverso. Il più difficile è stato quello delle porte che si chiudevano velocemente, venivano bloccate da dei muri che si muovevano in maniera rapida orizzontale. Alla fine capì che si trattava di un gioco, una specie di palla avvelenata gigante. Abbiamo giocato un round e c'era tutta la scuola dentro a una stanza e alcuni avevano le palle e le lanciavano per passare il turno ad altri. Quando fosse scaduto il tempo saremmo dovuti correre a sfondare il portone di cristallo e correre velocissimo verso i secchi contenenti ferraglia. Più ferraglia si aveva più vicini al primo posto si era. Io ne avevo abbastanza però al posto di rimanere con la "squadra" di Enrique decido di andare da Alberto e Hector dove c'erano anche Paula e Clara... Distribuisco un po' il mio bottino e aspetto che chiamino però ordine a salire le scale... Praticamente stavamo salendo una montagna e in cima c'era un tunnel per calciatori in stile Camp Nou quando c'è la Champions. Passato il tunnel bassissimo sospeso a molta altezza. Eravamo dentro a un autobus con dei neri che in base a quanta ferraglia avessimo ci davano le magliette delle nostre squadre preferite, ufficiali dicevano loro... Io mi sono messo a parlare in portoghese con un tizio che mi stava cucendo la maglietta dell'Inter da trasferta, quella azzurrina. Mi appiccica alla maglietta un pezzo di stoffa a mio piacimento. Poi Néstor prende un aguacate e lo appoggia davanti a me su un piatto. Tutto ci guardiamo stupefatti mentre il tizio butta l'avocado per terra e dice al ragazzo di aspettare il suo turno. Mi accorgo che quell autobus si stava muovendo per le strade di una città con il sole e circondata dal mare. (Qui non so se cambio sogno oppure è alla sera dello stesso di prima) Alla sera mi vesto bene e vado con la mia famiglia ad un ristorante, siamo invito a c'era anche Bruno, aveva a che fare con una specie dei cena della ditta in cui lavorava. Il tavolo era messo a L e io essendo furbo mi siedo in una posizione favorevole. Ad Alice è toccato sedersi dove forse tocaava a me e a Nico. Dopo aver spizzicato qualcosina dov'ero seduto, decido di andare nel posto che mi appartiene e in parte a me c'era il nonno Ivo che aveva appena ricevuto dei grissini, i suoi preferiti... Alice si stava lamentando di nuovo per via della scarsa scelta di cibo. Quando usciamo dal locale era notte fonda e per la stradina appena fuori mi incrocio con Sofia, tutta vestita di bianco e nero con un abito anni 50 elegante. Non stava male. Io con la camicetta bianca molto easy e stylish cammino e butto un'occhiata su di lei che stava camminando in senso contrario dall'altra parte della strada, tutti e due ci continuavano a guardare mentre continuavamo a camminare, ci siamo salutati affettuosamente a distanza.